Presentazione del libro

"La mia vita con Bambi" di Cristina Rovelli

ad opera della Professoressa Rosanna Arrighi

coordinatrice per le Attività Culturali del Comune di Rapallo.

 

Il libro di Cristina Rovelli "La mia vita con Bambi" presentazione di Licia Colò, si legge tutto di un fiato.

E' anche, in apparenza, un libro semplice, accattivante ed istruttivo, ma se non ci limitiamo alla superficie e se siamo capaci di andare oltre la piacevolezza della lettura, scopriamo la profondità di un'idea che dà unità e senso all'intero libro.

Esiste, dentro ciascuno di noi, un luogo segreto che è essenzialmente luogo d'anima.

Per molti è il mondo mitico dell'infanzia, con i suoi affetti, i suoi giochi, i suoi riti innocenti, oppure il ricordo delle stagioni della nostra vita.

Insomma è il tempio delle memorie, la ricerca del tempo perduto per ritrovare il filo della nostra vita e sanare le ferite del cuore.

Per altri può essere un luogo fisico ben preciso: una stanza dove ritrovarsi in solitudine, oppure il giardino dove recuperare forza e dinami-smo interiore.

E come non ricordare il giardino di Monet a Givency, che è stato la fonte inesauribile della sua ispirazione e della sua arte negli ultimi decenni divita?

Insomma il luogo segreto di cui ciascuno di noi avverte il bisogno è la manifestazione diversificata della nostalgia dell'Eden, dell'Eden origina-rio.

Per Cristina questo Eden-Paradiso (giardino) è la Montagna, con le sue cime, i suoi boschi e tutti i suoi animali selvatici.

Ma attenzione: non si tratta di un Eden Arcadico, dove tutto è bello, puro, pacificato

Questo mondo così congegnato appartiene alla finzione letteraria.

Nell'Eden di Cristina è penetrato l'artiglio del male e della Storia.

Per cui è ancora possibile cogliere in esso le tracce dell'antica originaria bellezza, percepire il silenzio, ovvero la dimensione che ci fa crescere e che ci rende più umani, ma ci incontriamo anche con la malattia, la morte, le crudeltà, con il ciclo affascinante e terribile della Natura, che indomabile e ribelle di fronte all'uomo, tutto utilizza secondo un suo disegno intelligente ed imprevedibile.

Di fronte a questo spettacolo cosmico, anche se espresso in forme semplici, quasi dimesso, cadono tutti i nostri pregiudizi ed i nostri comportamneti distratti e superficiali: per esempio "il buonismo a tutti i costi", la commozione facile di fronte all'animale ferito.

Cristina, invece, con lo sguardo attento e severo, con la sua prima partecipazione del cuore e della mente, con la propria competenza si immerge in quel mondo, ne accetta la logica e le leggi crudeli a ciglio asciutto, senza chinare lo sguardo e dà a ciascuno il suo: all'uomo ed alla Natura, senza nascondersi dietro schemi ideologici, ma facendoci parte-cipi in modo coinvolgente delle sue esperienze che è l'incontro con la realtà vera.

E parlandoci di Bambi, di Tilù, di Brenda, del Cigno, non solo tenta di presevare un ecosistema fisico, ma lo trasforma nell'ecosistema dell'a-nima, dove non c'è spazio per la pigrizia, le paure, la sfiducia, ma dove l'azione umana si fa attiva cooperatrice di una Creazione il cui compi-mento e destino spetta all'uomo.

Per questo non è solo un libro semplice e piacevole.

C'è anche di più. E' assente, per esempio, una prospettiva manichea, fondamentalista per cui tutto il bene sta da una parte e tutto il male dall'altra. Prevale, invece, e giustamente, una attitudine educativa che ispira l'Amore alla Natura, un amore che nasce dall'osservazione, dalla conoscenza delle leggi che le governano. Sgombra, quindi, il terreno dai luoghi comuni e dalle posizioni inesatte e di comodo che spesso nascono dall'ignoranza. Ma la sottile "vis" polemica investe anche il comporta-mento semplicemente "turistico" di chi frequenta le montagne in maniera distratta (in fondo le cime sono tutte uguali) o di chi si intenerisce e basta alla vista del piccolo capriolo o dello stambecco, identificandolo con un elemento indispensabile del paesaggio, il completamento necessario alla riuscita di una bella passeggiata.

Cristina ci pone di fronte ad una realtà più dura, più forte, più profonda e, quindi, più bella.

Essa accoglie e cura i propri animali feriti od abbandonati con vero spirito materno. Cioè li segue con amore vero e severo sino alla guari-gione ed alla autonomia per poi lasciarli al proprio destino, immettendoli di nuovo nel loro ambiente naturale, senza volerli tenere per sè per coccolarli e proteggerli, bensì accettando, come ogni vera madre, la necessità del distacco e le leggi della crescita.

Ma ci pone di fronte anche al tema della morte, così rimossa nel pensiero e nei "media" del nostro tempo, colte invece, al livello elementare, quello dell'animale morto ancora capace di sprigionare la propria energia ed entrare vitalmente nella catena alimentare.

Insomma Cristina, senza retorica e senza frasi di circostanza ci dice: "Attenzione, entriamo in un regno grande, misterioso. Non consideriamoci padroni, non pensiamo di sapere già tutto. Chiediamo il permesso, entriamo con grande rispetto e....................... .........impariamo a guardare, ad accettare la realtà bella e crudele della vita. Con amore, perchè tutto ha un senso".